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Giornalismo italiano tra freelance e instabilità

Una panoramica sui professionisti dell’informazione Freelance, collaboratori autonomi, collaborazioni a progetto, co.co.co. Da anni i giornalisti italiani hanno a che fare quasi quotidianamente con questi ed altri termini, spesso collegati con la condizione del giornalismo italiano.

Negli ultimi decenni lo scenario del settore dell’informazione si è notevolmente modificato. La rivoluzione digitale, unita ad un momento tendenzialmente poco lucido per l’editoria italiana, ha messo i giornalisti in una situazione diversa rispetto a quella vissuta nei primi del 2000. È quindi di fondamentale importanza analizzare i trend del settore per capire cosa sta accadendo e come intervenire per migliorare la condizione del giornalismo italiano.

Un settore che si modifica

L’aumento della precarizzazione ha convinto (o costretto) numerosi professionisti a lavorare come freelance per diverse società e organizzazioni. Questo trend è riscontrabile nel report elaborato da AGCOM in occasione del II Osservatorio sul Giornalismo. In particolare, sono tre i fenomeni che balzano all’occhio:

– A partire dal 2009 i giornalisti autonomi hanno superato per numero quelli dipendenti e la forbice si sta costantemente allargando: in 6 anni si è passati da circa il 54% di giornalisti freelance al 66%

– I giornalisti dipendenti godono di un reddito consistentemente maggiore di quello dei loro colleghi autonomi o parasubordinati

– La categoria è in invecchiamento costante: in 15 anni si è dimezzata la percentuale di giornalisti under 30. Allo stesso tempo i giovani sono i più penalizzati dalla stagnazione del settore: solo il 53% di chi ha tra 25 e 34 anni lavora.

 

Ma i giornalisti, che ne pensano?

Durante l’International Journalism Festival di Perugia (a cui Doc Press ha partecipato, qui il report https://www.coopdocpress.it/festival-internazionale-del-giornalismo-doc-press-presente/) abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni giornalisti, provando a ragionare insieme a loro sulle mancanze del settore e su possibili soluzioni.

I giornalisti italiani, soprattutto i più giovani, denunciano la mancanza di opportunità e di tutele. In molti hanno confermato l’idea di un settore in cui i grandi editori, in difficoltà per l’instabile situazione economica, rimangono chiusi nelle collaborazioni con una “casta” di giornalisti. Non si crea quindi un contesto di inclusione per chi si è affacciato di recente al mondo dell’informazione.

L’aumento dei freelance rende più difficile dedicare tempo ed energie ad inchieste di un certo tipo data la perdita delle tutele da lavoro dipendente. In generale i problemi emersi raccontano dell’instabilità che il settore affronta, sia dal punto di vista professionale (si richiedono opportunità, accessibilità al settore e stabilità contrattuale) che a un livello “umano” (mancano tutele e sostegno a una professione che ha perso molto negli ultimi decenni).

 

Quali soluzioni

Le problematiche che i giornalisti stanno affrontando sono conseguenza di un settore che in Italia, da anni, fatica a trovare modelli sostenibili che soddisfino le esigenze di addetti ai lavori e utenti. I dati parlano di una categoria che invecchia e si impoverisce. La precarizzazione ha portato all’aumento dei lavoratori freelance che però lamentano mancanza di tutele.

I modelli cooperativi offrono uno spiraglio al circolo vizioso in atto: giornalisti uniti in cooperativa hanno la possibilità di porre l’accento su queste problematiche. Un progetto finalizzato al sostegno dei freelance può ricreare il giusto contesto per una professione tutelata e libera da un contesto di involuzione che assolutamente non merita.

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